ACCADDE … DOMANI

Questo piccolo spazio, nel nostro sito, è riservato a quella che, appunto, alcuni chiamano La Piccola Storia, quella che a volte può anche non finire nelle grandi pubblicazioni, nelle Opere Omnia, ma che comunque contrassegna la vita di tutti i giorni, la storia che narra quello che …ACCADDE DOMANI

24/aprile/1945
Entrano in Argenta le truppe alleate dell’VIII Corpo di armata. Superato il Po di Volano, vengono accolte da una folla esultante a San Giorgio. Raggiungono così il centro di Ferrara, dove sono ricevute dal Comitato di Liberazione nazionale.

23/aprile/1259
Si corrono a Ferrara le prime corse del Palio, sembra istituzionalizzate poi nel 1279.

23/aprile/1922
Si comincia a parlare delle novità archeologiche di Valle Trebba, che porteranno poi alla scoperta della necropoli etrusca di Spina

22/aprile/1516
Il Cardinale Ippolito d’Este finanzia completamente la stampa della grande opera dell’Ariosto, l”Orlando Furioso”,pur non dando all’opera una grande importanza,anche infarcita come era di elogi e onori per la casa d’Este. Del resto, l’Orlando non portò all’autore soverchi onori, sicuramente inferiori a quelle che erano le aspettative di Ariosto. Un’altra importante stampa dell’opera fu quella fatta da Francesco Rosso di Valenza il primo ottobre del 1532.
21/aprile/1452
Inizia la storia della Certosa monumentale di Ferrara, infatti è questa la data della posta della prima pietra. Nel collegato tempio di San Cristoforo, lavora anche Biagio Rossetti, nell’ambito del suo stupefacente progetto di innovazione urbanistica. Dopo la partenza dei Padri Certosini, si inizia  a seppellire i morti nei prati vicini.
20/aprile/1018
A questa data risale la più antica traccia documentale di Codigoro.L’Abate Pietro concede ai residenti codigoresi in enfiteusi, ossia in godimento in cambio di un canone e con l’impegno di ben governarle, alcune terre dell’isola Pomposiana. Tale contratto viene steso”.. in luogo detto Goro situato sul fiume Po di Volano”, ossia Codigoro.
19/aprile/1544
Evidentemente la non educazione viene da lontano: con una disposizione ducale, fu “proibito il passeggiare per le chiese mentre si celebrano le messe e i divini offizzi, sotto pena d’uno scudo per volta, ovvero di un tratto di corda a chi non poteva pagarlo, rimanendosi in tal forma a un’indecenza scandalosa nella casa di Dio…”
18/aprile/1948

Si tengono a Ferrara le prime elezioni politiche della Repubblica:questi i risultati: Fronte democratico popolare  ottiene il 56,22 %,poi la D.C. con il 28,27 % e Unità Socialista con il 9,56 %.
18/aprile/1489
Una falla si apre nell’argine del fiume,e i territori del Barco vengono allagati, e le acque arrivano “insino all’orto di frati di Angeli et per Ferrara correva per le strade l’acqua del Po”. La famiglia del Duca si impegnò moltissimo per sostenere il popolo in questo frangente.

17/aprile/1177
Rolando Bandinelli, ossia Papa Alessandro III e l’ imperatore Federico Barbarossa organizzano a Ferrara il Congresso sella Lega Lombarda.Il Pontefice arriva in città con un corteo sontuosissimo. Il congresso chiuderà i suoi lavori il 9 maggio. 
15/aprile/1205
Il corso del Po di Primaro, ad Argenta, era regolamentato da un catenone che era vincolato al famoso “pietrone”. Tale masso verrà trasportato a Ferrara di fronte al Duomo, vicino alla pietra della berlina,ove veniva punito a quel tempo chi non onorava i propri debiti.
14/aprile/1857

Si completa il lavoro di prosciugamento della fossa che circonda le mura cittadine: l’opera, voluta dal rappresentante del Pontefice, Pietro Gramicia, era finalizzata al miglioramento delle condizioni igieniche di tutto l’abitato.
14/aprile/1952
Viene inaugurato il motovelodromo di via Porta Catene con li centro per l’addestramento al ciclismo su pista.
13/aprile/1943
Portomaggiore subisce un pesantissimo bombardamento dalle tristemente famose “fortezze volanti”,che provoca circa mille morti e distrugge circa il 75% delle costruzioni.
13/aprile/1952
Per qualche settimana Ferrara è pervasa dalle paura di un”mostro”,che aveva ucciso un ragazzo di appena 13 anni, nella zona tra Porta Romana e S.Giorgio. Dopo qualche decina di giorni viene catturato un giovane pedofilo con conclamati disturbi della personalità.
13/aprile/1919
Il paesino marittimo di Magnavacca, nel comune di Comacchio, cambia nome e diventa Porto Garibaldi, in memoria dello sbarco di Garibaldi del 3 agosto 1849, in località Piallazza.
12/aprile/1936
Iniziano i lavori per la Ferrara-mare, sostenuta dal ministro di Mussolini, il tresigallese Edmondo Rossoni.
12/aprile/1848
Nella dilagante atmosfera risorgimentale si costituisce a Ferrara il gruppo di volontari che prende il nome di Bersaglieri del Po; nasce certamente come espressione di un mondo non popolare, visto che ne fanno parte 155 giovani delle migliori famiglie cittadine, e il coordinatore è il conte Tancredi Mosti. Con gli applausi del popolo,comunque vengono accompagnati a Francolino,ove inizia l’addestramento. Il 16 aprile successivo, si mettono agli ordini del generale Ferrari. Carlo Mayr, sia pur giovanissimo ma già reduce dai moti del 1831,sarà una delle anime stimolanti  del gruppo e verrà poi nominato membro della Costituente.
11/aprile/1912
Viene inaugurato a Pontelagoscuro il ponte in ferro sul fiume Po.
11/aprile/1396
Vengono istallate a Ferrara nella torre dei Leuti, potente famiglia della città,le campane utili alla chiesa di San Paolo che non ne aveva. In seguito, la famiglia si estinse e i beni passarono agli Estensi.
9/aprile/1945
Le truppe alleate invadono la “sacca” di Argenta:questa operazione, molto rischiosa, viene ricordata anche da Winston Churchill nelle sue memorie. Gli scontri violentissimi terminano il 18 aprile, con l’ingresso nella città della VIII Armata inglese.
7/aprile/1815
Gioacchino Murat entra con le sue truppe a Ferrara e si stabilisce all’albergo dei Tre Mori.
7/aprile/1765
Crolla a Gaibana, proprio la mattina della domenica di Pasqua, la torre campanaria della  chiesa parrocchiale. I detriti si abbattono sul tetto e travolgono uccidendole 11 donne del paese.
6/aprile/1924
Grande successo del partito fascista a Ferrara,in occasione delle elezioni politiche; la lista nazionale ottiene 75517 voti, staccando molto il partito socialista che ne raccoglie 1088.
5/aprile/1921
Lo splendido loggiato della palazzina Marfisa d’Este fa da sfondo ad un comizio di Benito Mussolini, che fu definito trionfale dalla stampa di regime.L’opposta parte politica della città,ne prese atto  con indignazione per tutta quella folla sul prato della Marfisa.
5/aprile/1925
Nasce il quotidiano di Ferrara denominato  “Corriere Padano”; le sue pubblicazioni avverranno ininterrottamente fino al 20 aprile 1945.
2/aprile/1908
Si inaugura solennemente la ferrovia che univa Ferrara alla città di Cento. Svolse un onorato servizio, fino alla sua soppressione, avvenuta il 20 luglio 1956. Tale collegamento non fu mai più ripristinato. Cento ,che è sempre stato un centro importantissimo del ferrarese, fu per molto tempo sotto il dominio del Vescovo di Bologna,fino a quando Roderic Lliancol de Borja,poi nominato Papa Alessandro VI, non volle darla  nel 1502  in dote alla figlia sua illegittima Lucrezia Borgia che andava in sposa al Duca di Ferrara Alfonso I d’Este. Ritornò sotto lo Stato Pontificio nel 1598.
1/aprile/1476
Come in alcune situazioni ai nostri tempi, anche allora si giunse a proibire alle donne di andare per la pubblica via ,a viso coperto:questo fu motivato ” per non dare materia a molti cativi di commettere molti delicti come hè sta facto”.La multa prevista era di “lire 25 di marchexini”.

IL POTERE DELLE PIANTE

Althea officinalis.

althaea_officinalisE’ una pianta, molto comune nei luoghi umidi della penisola, il cui fusto può superare l’altezza di un uomo, ed è caratterizzata da una lanugine di colore chiaro bianco giallastro che la ricopre. Alla vista i presenta molto simile alla malva, con i suoi fiori rossastri e ne ha gli stessi effetti terapeutici, forse anche più importanti. Per questa somiglianza, assume anche il nome di  malvone  o bismalva. La piena fioritura avviene in giugno e luglio, quando si raccolgono fiori e foglie, mentre le radici si estraggono  in settembre. Come curative, sono utilizzate come calmanti e rinfrescanti contro catarro e tosse, ma non se ne disdegna l’uso neanche a tavola infatti foglie e fiori servono per fare ottime zuppe,o frittate di erbe, o anche come insalate crude; invece come medicamento se ne prepara un cataplasma, per infezioni cutanee  e foruncoli ma si possono posizionare sulle parti interessate anche pezzi di radici non secche. Vengono inoltre utilizzati infusi di altea per infiammazioni della bocca e della gola, facendo gargarismi calmanti. Come sciroppo, ottenuto in vari passaggi di bollitura in acqua e zucchero completamente disciolto, si utilizza  contro il catarro bronchiale, a due o tre cucchiai grandi al giorno.

Viola Mammola (viola odorata)

Pianta abbastanza comune in tutto il nostro paese, ha il suo habitat ottimale nei boschi,sulle rive dei fiumi, luoghi non troppo assolati, per cui di solito si trova in maggior misura al nord piuttosto che al sud. Il fiore, non appena arrivano i primi tepori primaverili, comincia  a fiorire e continua cosi fino a primavera inoltrata, caratterizzando i prati con il suo profumo deciso. Trova utilizzo in profumeria, ma anche, insolitamente per altre piante, in pasticceria, perché non è raro che le sue foglie vengano  candite per guarnire torte e dolci in genere. Si adatta anche ad una coltivazione casalinga, ma la specie spontanea e naturale ha un profumo più apprezzabile. La sua componente caratteristica, con varie altre sostanze,è comunque la violina, di cui, sull’onda del romanzo “lo spettro” di Jo Nesbo, si è molto favoleggiato, definendola come una potente droga sintetica; bisogna dire che non esiste in questa forma, anche se in effetti è un alcaloide che si trova nelle radici, con valido effetto emetico,espettorante, decongestionante, diuretico. I suoi fiori hanno buone proprietà nella regolazione  dell’intestino. A livello dermatologico, si può usare sulle eruzioni cutanee, infezioni della bocca, scottature. La viola è molto apprezzata anche perché conserva il suo profumo anche quando viene essiccata,conservata in sacchetti di carta o tela. Utilizzi particolari: come decotti ove sia necessario provocare il vomito, come sciroppi, contro il catarro, come bevanda tipo tè, da consumate in bicchierini.

Veronica   (Veronica officinalis)

Questa pianta, comunque di facile reperimento,predilige distese erbose asciutte, e può assumere altre denominazioni, a seconda della zona ove  si trova, come “quadernuzzo” oppure “tè svizzero”.  Moltissime sono le varianti conosciute di questa erbacea perenne, ma hanno quasi tutte le stesse finalità e caratteristiche; infatti per lo più ne vengono apprezzate le proprietà antiinfiammatorie, digestive, aromatizzanti.  Fondamentalmente è una attivatrice dell’appetito come pure della digestione, particolarmente apprezzata nelle malattie da raffreddamento. In dermatologia, trova applicazione come lenitivo dei pruriti recidivi, ma anche  contro affaticamento degli occhi. In termini pratici, si può usare come infuso per aiutare la digestione,come decotto per contrastare le infiammazioni del cavo oro-faringeo, e come materiale per impacchi, in caso di scottature, da ripetere più volte nell’arco della giornata.

Verbena  (Verbena officinalis)

Pianta comunissima nel nostro paese, abbiamo notizie del suo utilizzo fin dai tempi del popolo romano; è indicata anche con altre denominazioni, come Berbena, Erba di San Giovanni, Erba sacra. Questo suo alone di magia, le deriva forse dal fatto che  entrava nella composizione, e questo almeno fino al Medio Evo, di pozioni e preparati che si riteneva avessero poteri in questo senso. Ne parla già Plinio che ne indica due sottospecie. la Verbena officinalis e la Verbena supina. Le si accreditano ,sia come decotti che come cataplasmi, importanti proprietà antidolorifiche in generale, antireumatiche,antiinfiammatorie. Viene utilizzata come detergente di lesioni cutanee e del cavo orale. Si utilizzano le foglie, le radici,le prime fioriture.

Valeriana

Una pianta comunissima, che in Italia cresce dappertutto, preferendo i luoghi non troppo caldi, magari ventilati, e all’uomo nota praticamente da sempre: ne scrisse anche Isacco l’ebreo, medico egiziano. Si usa come leggero calmante,(dal latino “valere” che significa star bene ), che facilita un buon sonno tranquillo e ristoratore, può essere un ottimo strumento naturale per alleviare stati di ansia o eccitazione, mal di testa, ed è anche un leggero lassativo.  A tale scopo si utilizzano foglie fresche ma anche  le radici lasciate essiccare, anche se cosi perdono  gran parte dei principi attivi. Prima della scoperta dei tranquillanti chimici, la valeriana era usata moltissimo. Ancora si  usa  per preparare  impacchi su contusioni di varia natura,  e come infuso, magari mescolata a camomilla e tiglio, per contrastare l’insonnia.

INTRODUZIONE  “IL POTERE DELLE PIANTE”

Fin dai tempi degli antichi popoli orientali, ma più ancora  con i Greci e i Romani, l’analisi delle piante, trova grandi studiosi la cui fama è giunta fino a noi. Nella mitologia greca il  dio Apollo presiedeva tra l’altro  allo studio delle erbe in medicina sia nel bene, curare una malattia, sia nel male, provocare una pestilenza. Maestro di quest’arte magica era il centauro Chirone, e il suo discepolo Asclepio (l’Esculapio dei latini). Se da una parte il mondo greco si occupava dell’utilizzo delle piante in medicina, quello romano con queste piante ricercava un migliore sistema di vita, anche in senso igienico. Notevole fu l’impegno di Plinio il vecchio, che già nel primo secolo raccoglie e studia centinaia di piante e i relativi  effetti farmacologici. Altro grandissimo studioso di quel periodo fu Dioscoride, che con il suo “De materia medica” traccia il percorso per erboristi e botanici dei secoli successivi. Subito dopo, dilaga la fama del  medico Galeno, che studiò la preparazione di farmaci, specie da droghe naturali, per una somministrazione ai malati. Anche il medioevo vede illustri menti dedicate a questi studi, ed è da ricordare la Scuola Salernitana che per prima coniuga lo studio delle piante e dei loro derivati, con una più razionale sperimentazione e applicazione diretta. Successivamente il monaco Alberto Magno, morto nel 1280, studiò come intervenivano i principi presenti nelle singole piante. Arriviamo  al Rinascimento, il periodo che sopra tutti ci affascina. I viaggi di Marco Polo e Nicolò Conti, avevano portato notizie e studi di moltissime specie ancora ignote in occidente,e questo periodo di splendori e desideri di  nuove cose, non poteva ignorare questi studi.  E arrivano così i primi erbari, che elencano le diverse specie, anche con disegni di una chiarezza a volte stupefacente. Il nome di un grande e controverso personaggio diventa nel cinquecento davvero noto, Paracelso, i cui studi spesso miscelano indagini approfondite (a lui si fa risalire l’inizio della farmaceutica) a teorie magiche e negromantiche.  In questo secolo grandi personaggi, anche nobili signori, affrontano questi studi, primi i Medici di Firenze; ovviamente anche il genio leonardesco si interessò ad essi, come nel Codice Atlantico, con la citazione di vari principi attivi ed anche di ricette. In questi anni si opera un grande passo avanti: fino ad ora le piante venivano ricercate e raccolte in natura, ma d’ora in poi si inizia la costruzione di orti botanici, a volte meraviglie architettoniche, evitando cosi a maestri e studenti il girovagare  per campi e prati.  A tutt’oggi ne è rimasto uno operante (forse l’unico) nella sua originalità, dal suo anno di costruzione, il 1545, presso l’università di Padova.  Questi studi, così stimolo di conoscenza e ricerca, continuarono per tutto il settecento, poi con l’ottocento e la crescita esponenziale dei procedimenti chimici,  cominciarono a cambiare gli interessi ma sopratutto le modalità di indagine.

LA BELLEZZA NEI SECOLI

Nasce l’arte profumatoria

Praticamente in ogni tempo la stirpe umana ha utilizzato i profumi nel rapportarsi con i propri simili: per riconoscersi, per essere insieme, per piacere,anche a se stessi. Comunque, la nascita vera e propria dello studio e ricerca delle essenze, dei profumi, degli unguenti odorosi, risale circa al 1300, allorquando, con i viaggi ed i commerci delle repubbliche marinare  di Venezia, Pisa, Genova ed Amalfi arrivarono dall’Oriente le più svariare tipologie di droghe e profumi, fino ad allora veramente sconosciuti. Nascono così le varie corporazioni artigiane, e tra queste ben presto assume molta importanza quella degli speziali, che comprende anche i profumieri. Dapprima vengono prodotti dei distillati destinati alla pulizia e all’igiene delle mani dai signori durante i convivi, visto che per lo più era con le mani che si mangiava. Da qui alla profumazione di questi liquidi il passo fu brevissimo,e subito dopo si comincio a utilizzare la profumazione degli abiti e di ogni accessorio di abbigliamento. Ovviamente anche il genio di Leonardo da Vinci si interessa di questo,e nei suoi codici sovente si trovano annotazioni  di questi studi. A lui stesso si fa risalire la tecnica dell’enfleurage, per la estrazione dei profumi. Successivamente, sono  gli studiosi fiorentini e veneziani a innalzare questa arte profumatoria italiana ai vertici europei. Nel 500 Venezia è famosa per i suoi muschiarii (i profumieri) e i suoi lissadori (coloro che creavano misture per “lisciare” la pelle). Chi  esporta questa italica tradizione oltre i confini è Caterina dei Medici, che quando arriva in Francia porta le sue conoscenze e i suoi profumieri alla corte di Parigi. Andando in sposa a Enrico II re di Francia, lancia la moda a corte, e nelle case signorili di conseguenza, di profumare ogni cosa, abiti, guanti e i preziosissimi e costosi fazzoletti che si facevano arrivare  da Venezia. Si arriva a profumare perfino i getti delle fontane delle case nobiliari. Non a caso il Re Sole era conosciuto come “il re profumato”. Dei suoi profumi preferiti, giacinto e arancio odoravano ovviamente anche le parrucche. Ma per onor del vero, si deve arrivare al 1680 per conoscere il primo libro francese su questi argomenti con il titolo “Le parfumeur francois”. Sono datati invece un secolo prima, i primi trattati specifici che segnano la nascita della cosmesi, come il testo “Gli ornamenti delle donne”  (1552-Giovanni Marinello) e i “Secreti notandissimi dell’arte profumatoria” (1555-Giovanni Ventura Roseto).  Da qui nasce una vera e propria letteratura, e si ricordano  “I secreti” di Isabella Cortese, e “Magia naturalis”dello studioso napoletano Giovanni Battista della Porta.

Tra magia e scienza

Fino alla fine del 500, le conoscenze tutte, e quindi anche quelle relative ai temi della bellezza e delle cure collegate,erano affidate o alla tradizione orale, oppure ai rarissimi testi manoscritti, naturalmente riservati ai ceti più ricchi e benestanti. Di madre in figlia si tramandavano le ricette e i trucchi di bellezza, poi cominciarono a reperirsi raccolte di testi sulla preparazione e finalità di questi prodotti,  all’inizio principalmente  ad opera di uomini, che inevitabilmente tendevano a propugnare un tipo di bellezza femminile più rispondente a come gli uomini stessi la intendevano. Queste nozioni e questi studi comunque erano mal visti dagli ambienti ecclesiastici, per la loro (si riteneva) vicinanza alle vere e proprie arti magiche, avendo esse lo scopo di far crescere le vanità più sconsiderate finalizzate a circuire gli uomini e farli preda di queste “stregonerie”. Comunque in questo le donne non si facevano certo intimorire, occupate come erano, a qualsiasi livello, alla ricerca di ogni possibilità per migliorare il proprio aspetto. E quindi imperversavano prodotti che dovevano perseguire queste bellezze, anche attraverso preparazioni che invece spesso erano veramente nocive per la pelle e per la salute in generale:si pensi che si arrivava a utilizzare sublimato di mercurio o addirittura arsenico.E qui avevano buon gioco gli anatemi delle gerarchie ecclesiastiche, anche perchè molto spesso queste ricette comprendevano ritualità e incantesimi, quasi si stesse preparando un sortilegio , e a dir la  verità, alcuni componenti a volte utilizzati non facevano che alimentare queste credenze,come ad esempio lombrichi, sangue, ortica. Finalmente, sulla fine del 500, con la diffusione della stampa  a caratteri mobili, cominciarono ad essere più accessibili i testi al riguardo, e tra i primi si ricorda un volume fondamentale  “Experimenti della excellentissima Signora Caterina da Forli ” di quella donna di straordinaria bellezza che fu Caterina Sforza.

Considerazione crescente per l’acqua

L’acqua vista come un pericolo e un nemico.

Tra il tardo XV secolo e il XVIII,il concetto dell’utilizzo dell’acqua e dell’igiene personale in genere, deve sopportare un profondo mutamento, sembra anche motivato. Va in voga il concetto della paura dell’acqua,vista fondamentalmente come veicolo di infezioni e malattie. Si passa dall’acqua quindi alla profumazione dei luoghi e della persona, come pure della biancheria, con profumi ed essenze. Ne consegue che la pulizia diventa un concetto proprio delle classi più elevate, in possesso dei mezzi per procurarsi questi profumi. Ne risentono anche i metodi di costruzione delle abitazioni, che bandiscono le vasche,come pure vengono chiusi i bagni pubblici, visti come luogo di promiscuità e di perdizione. Nella realtà erano spesso ritrovo di prostitute che ivi cercavano clienti; i bagni pubblici quasi come luoghi di piacere, forse confondendo il piacere di una sana pulizia del corpo con ben altri tipi di piacere, diciamo più concreti,forse una reminescenza dei tempi della grande Grecia. E’ pur vero che in questi anni cresceva enormemente il pericolo di infezioni ed epidemie, come la peste e la sifilide, ed in contemporanea la medicina  riteneva che i pori della pelle, dilatati in seguito a bagni e vapori caldi, fossero facilissimo veicolo per il passaggio dei germi di malattie in generale. Addirittura si pensava che le donne potessero essere fecondate da elementi maschili vaganti nell’acqua, e si arrivò a parlare di “gravidanze da bagno “.

Bellezza

Come già detto, nel passaggio dalla donna dolce,aggraziata e femminile del Medioevo, alla donna prosperosa, prorompente e femmina del Rinascimento, noti letterati del tempo si impegnano ad analizzare queste nuove qualità e caratteristiche; quindi abbiamo simpatiche disquisizioni su questa tipologia di bellezza,sia in opere corpose che in componimenti più agili, quasi  dei libercoli . Il sagace poeta partenopeo Giambattista Marino, a cavallo tra il 1500 e il 1600, si impegna  nel cantare le lodi del “Seno” affermando “da duo candidi margini diviso, apre quel sen, ch’ogni altro abborre, con augusto canal, che latte corre,una via che conduce al paradiso”. L’importanza che assume questa parte del corpo femminile, nell’erotismo e nella simbologia del tempo, spinge il poeta Giuseppe Artale, nel 1600, ad esaltare magnificando persino una “Pulce sulle poppe di bella donna “, anche se sicuramente ai nostri occhi moderni molto più disincantati, questo titolo sottintende anche i problemi igienici di donne e uomini  del periodo. Comunque, non solo poeti e letterati si soffermano su queste problematiche;  le stesse sono riprese anche da importanti pittori, e ricordiamo Tiziano Vecellio e la sua opera “Venere allo specchio” (immagine) dei primi anni del 1500.

La bellezza tra Medioevo e Rinascimento

Si sono verificati, e ce ne saranno ancora, alcuni passaggi epocali, nella evoluzione umana, che più di altri hanno contrassegnato mutamenti fondamentali: uno di questi è quello tra l’età medioevale e quella rinascimentale, che ha provocato anche inversioni di tendenza nei campi più svariati:se ne può ricordare uno, molto attinente al nostro tema, se non molto appariscente, sicuramente significativo e indicativo. Mentre nel Medioevo l’idea della beltà femminile propugnava figure dolci, pudiche, piene di grazia e di giovanissime caratteristiche, nei due secoli successivi si preferisce e prende piede un tipo di donna più carnale, dagli attributi molto più evidenti e marcati come un grande seno e fianchi importanti. Una bellezza così piena e abbondante si riteneva fosse in egual misura indicatrice di solida salute e stabilità caratteriale. Le donne, su questo filone,rifuggono da ogni forma di magrezza e si impegnano in regimi alimentari cospicui e pieni di grassi,secondo il sentire per cui una figura magra è segnale di privazioni,stenti e negatività, quindi non certo indice  di ceti abbienti o nobiliari. Di pari passo procedono gli abbigliamenti, ampi e voluminosi, tesi ad evidenziare forme magari già giunoniche; un giro vita, questa sì sottile, magari costretto in un bustino, serviva solo ad evidenziare ancor più fianchi e seno. Questo abbigliamento, ricco di merletti e ricami era voluto per evidenziare, e nello stesso tempo nascondere, far intuire, immaginare, sognare le forme femminili.

I canoni della bellezza nel Cinquecento

Dopo i secoli del Medioevo, il XVI segna il periodo storico che vede un vero momento di rivalutazione della bellezza in generale prima tra tutte quella femminile. Addirittura furono istituiti i canoni di quella che doveva essere la Vera Bellezza Femminile. Fermo restando alcune caratteristiche fondamentali, come la pelle bianca, labbra rosse, capelli biondi, nel XVI secolo gli esteti arrivarono ad individuare una serie ed una  tipologia di “grazie”, dalle quali una bellezza veramente tale non poteva prescindere. Come  afferma Morpurgo, nella sua opera “El costume de la donne” del 1536, la donna doveva evidenziare una serie di caratteristiche indiscutibili, che dovevano appunto essere tre grandi – altezza, braccia e cosce; tre sottili – sopracciglia, dita e labbra; tre piccole – bocca, mento e piedi; tre bianche – denti, gola e mani; tre rosse – guance, labbra e capezzoli; tre lunghe – capelli, mani e gambe e così via, varie altre.  E’ di questi anni poi la produzione letteraria che va sotto il nome del Blason: un tipo di componimenti spesso di breve durata, che avevano il compito di decantare queste particolari e specifiche caratteristiche femminili. Naturalmente le donne (e gli uomini per il loro verso ) del tempo erano poi costretti a seguire questi stereotipi della bellezza ,rivolgendosi per quanto possibile a indumenti che servivano a correggere le forme individuali,(lacci e bustini )alla cosmetica, e a tutto quanto potesse servire allo scopo.

L’ideale femminile nel Cinquecento

Si evidenzia in questi anni un cambiamento radicale nella considerazione e valutazione della bellezza femminile: mentre nel secolo precedente era vista spesso come una cosa quasi demoniaca, per i nefandi influssi che si riteneva avesse sugli uomini, questo grazie principalmente alla influenza della morale religiosa imperante, nel periodo successivo della nuova cultura rinascimentale, la bellezza tornò ad avere una nuova importanza nella vita sociale, tanto che si comincio a pensare che la stessa fosse sinonimo anche di una bellezza interiore. Una concezione agli antipodi, da segno di malefica negatività a segnale di una indispensabile bontà interiore, indispensabile ancor più nei ceti elevati, tanto che il non bello diviene indice di negazione dei buoni costumi e nobiltà d’animo. Quindi la bellezza non solo segnale di  beltà di sentimenti, ma anche di innegabile emanazione della stessa nei vicini, che potevano godere di tanta bontà.  Divenne la bellezza cosi importante, ma non facile da perseguire, perché si ipotizzarono norme e canoni molto precisi e codificati, tanto che tali regole influenzarono e furono seguite in pratica per almeno altri tre secoli. Più avanti affronteremo specificatamente questi canoni per una bellezza assoluta, o almeno quasi, e vedremo quanto dovevano soffrire quelle povere fanciulle,o non più tali, per rispettarli.

La Bellezza raccontata 

In quel periodo storico di risveglio in ogni campo, che fu il Rinascimento, moltissimi poeti, scrittori, letterati si cimentarono nel raccontare, rappresentare la bellezza femminile, ma è significativo ricordare l’Orlando Furioso, in cui Lodovico Ariosto  scrisse :
<<le bellezze di Olimpia eran di quelle che son più rare: e non la fronte sola, gli occhi e le guance e le chiome avea belle, la bocca, il naso, gli omeri e la gola;ma discendendo giù da le mammelle, le parti che solea coprir la stola, fur di tanta eccellenza, ch’anteporse a quante n’avea il mondo potean forse. Vinceano di candor  le nievi intatte, ed eran più ch’avorio a toccar molli, le poppe ritondette parean latte che fuor dei giunchi allora tolli…….. Di quelle parti debbovi dir anche,che pur celare ella bramava invano? Dirò insomma ch’in lei dal capo al piede,quant’esser può beltà, tutta si vede >>.

Un colore dominante nel Rinascimento: il bianco-celeste

La cosmetica rinascimentale era particolarmente attenta al colore della pelle, che si desiderava fosse bianco latte a ricordare la castità e la femminilità.  Era poi questo il colore della luna, che dai tempi più remoti era evidenziata come simbolo appunto di femminilità.  Del resto questo colore della carnagione era contrassegno dei ceti più potenti e più ricchi, visto che solo le donne di più umile lignaggio avevano la pelle abbronzata.  Come poi  il nero era il segno della virilità, e i cavalieri si coloravano di questo colore la barba. Bisognava però fare attenzione, perché il colore femminile non doveva essere tutto bianco, bensì il viso, il collo, le dita, dovevano presentare zone sfumate rossastre, in segno di buona salute. Molti erano gli unguenti o similari che si usavano perché ritenuti in grado di sbiancare la pelle: il guscio dell’uovo, il finocchio,grassi animali ecc. Certo che la sera quando si andava a dormire, con queste cose messe sul viso perché apparisse bianco, si doveva affrontare un approfondito lavaggio. Il primo tonico detergente di cui si ha notizia, era la famosa acqua celeste di Caterina Sforza, un estratto di garofano, noce moscata, rosmarino ed altro.  Comunque già allora esistevano le maschere di bellezza da applicare sul viso durante la notte, magari preparate con componenti abbastanza fantasiosi. Si ricorda un testo “Gli ornamenti delle donne”  scritto nel 1562 da un famoso medico, in cui erano riportati moltissimi consigli  per la cura del corpo,delle impurità della pelle, le bellezza dei denti,un alito profumato. Abbastanza disgustosi ci sembrano i rimedi proposti allora per la crescita dei capelli, come estratti di rana e lucertola.

La Bellezza nei secoli

Non  sembra comunque fuor di luogo, per comprendere anche solo in parte, quale effetto può indurre una bellezza in colui che si trova di fronte, considerare la tempesta di sensazioni dilagante nel giovane monaco Adso da Melk, allorquando ricorda l’incontro improvviso con una giovane sconosciuta…. Umberto Eco “Il nome della rosa…(1980)” <<Di colpo la fanciulla mi apparve così come la vergine nera ma bella di cui dice il Cantico. Essa portava un abituccio liso di stoffa grezza che si apriva in modo abbastanza inverecondo sul petto, e aveva  al collo una collana fatta di pietruzze colorate e, credo, vilissime. Ma la testa si ergeva fieramente su un collo bianco come torre d’avorio, i suoi occhi erano chiari come le piscine di Hesebon, il suo naso era una torre del Libano, le chiome del suo capo come porpora…….Come sei bella mia amata, come sei bella, mi venne da mormorare, la tua chioma è come un gregge di capre che scende dalle montagne di Galaad, come nastro di porpora sono le tue labbra, spicchio di melograno è la tua guancia,il tuo collo è come la torre di David  cui sono appesi mille scudi>>