Edizioni Storiche

Edizione 2016

Edizione 2017

Gruppo Danza

Foto di Luaro Casoni

Il Gruppo Danza della Corte Ducale è attivo dal 2008 circa ed è guidato dalla Maestra Cinzia Longhi, costantemente dedita allo studio dei trattati tersicorei del ‘400-‘500. Il gruppo studia danze ispirate a coreografie del Rinascimento, allestite in occasione delle grandi feste di Corte, in cui si intrecciano Concretezza e Poesia ed il cui sfarzo era volto a celebrare la ricchezza ed il prestigio dei Nobil Signori.

Gruppo Armigeri

Il Gruppo Armigeri ricopre il ruolo di guardia armata del Duca Borso, ed è un gruppo di uomini che ha il compito di scortare il Duca nelle diverse esibizioni cui la Corte Ducale è chiamata a prendere parte.
E’ costituito dal Capitano, guardia privata del Duca, che ha il compito di coordinare il resto del gruppo negli spostamenti all’interno del corteo o durante le rappresentazioni, e da altre guardie armate.

Il Gruppo Armati fa rivivere il primato dei maestri d’arme, che fra il 1100 e il 1500 rappresentavano l’espressione più alta della scuola schermistica delle corti italiane. Questa scuola ha prodotto il “Flos Duellatorum”, trattato scritto nel 1409 da Fiore dei Liberi da Premariacco, sulle pose utilizzabili in duello.

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Il Palio di Ferrara

Fotografie di Valentina Tomasi

Ferrara vanta le corse al Palio più antiche d’Italia. Il Palio ferrarese venne istituzionalizzato dal Comune di Ferrara nel 1279 confermando una tradizione popolare nata venti anni prima per festeggiare la vittoria di Azzo VII Novello su Ezzelino da Romano, vicario dell’Imperatore tedesco, nella sanguinosa battaglia di Cassano d’Adda. Con gli statuti cittadini del 1279 la tradizione alle corse del Palio fu codificata e fu stabilito che si disputassero quattro diverse corse (quella dei ragazzi, quella delle ragazze, delle asine e dei cavalli) in due date precise: il 23 aprile per la festa di S.Giorgio, patrono della città, e il 15 agosto in onore della Vergine Assunta.
Le cronache del tempo riferiscono che simili corse si tenevano anche in occasione di avvenimenti particolari come nascite, matrimoni o visite illustri. Le corse ferraresi erano così rinomate che vi partecipavano anche famiglie nobili di altre città. Nel 1466, ad esempio, Re Ferdinando di Napoli volle mettere alla prova la velocità dei suoi cavalli, mentre nel 1475 i Gonzaga, marchesi di Mantova, parteciparono al Palio con 19 cavalli vincendo l’ambito drappo. Il premio per il vincitore delle corse dei cavalli era appunto un “palio” ovvero un drappo di stoffa pregiata, mentre al secondo e  al terzo classificato andavano rispettivamente una porchetta e un gallo.
Attualmente le corse si disputano una volta all’anno, nell’ultima domenica del mese di maggio. La scelta di questa data è stata fatta per rievocare una delle più straordinarie edizioni, quella del 1471, voluta per accogliere Borso d’Este di ritorno da Roma dopo essere stato insignito Duca di Ferrara da Papa Paolo II. Dopo la devoluzione dello stato estense alla Santa Sede, le feste continuarono ma erano più che altro legate ai festeggiamenti del carnevale. Nella prima metà dell’800 si ritrova qualche sporadico “corso di cavalli” sostituito definitivamente dalle “corse dei sedioli” fino al 1860.
Nel 1930 Angelo Facchini riprese la tradizione estense che venne però nuovamente interrotta a causa dei conflitti mondiali, per poi essere ripristinata grazie all’impegno di Nino Franco Visentini, promotore del Palio dell’era moderna.
Oggi i Palii sono quattro: quello verde dedicato a S. Paolo per la corse delle Putte, quello rosso di S. Romano per la corsa dei Putti, quello bianco dedicato a S. Maurelio per la corsa delle asine e, infine, quello dorato per l’ambito palio di S. Giorgio abbinato alle corse dei cavalli. A contendersi le vittorie sono le otto contrade cittadine divise in quattro Rioni (con territorio dentro le mura) e quattro Borghi (territori fuori le mura cittadine). Ogni contrada è contraddistinta da due colori e da un simbolo ripreso dagli antichi stemmi araldici degli Estensi che ricordano le virtù del Signore della città e gli effetti del suo buon governo. Il Rione San Benedetto che veste i colori bianco e azzurro, porta l’insegna del diamante che fu l’impresa di Ercole, simbolo di incorruttibilità e forza del principe e dell’anello in ricordo delle politiche matrimoniali che legavano la famiglia d’Este alle più nobili casate italiane. Il Borgo San Giacomo inalbera l’aquila bianca, simbolo del potere e del mecenatismo estense e si ammanta dei colori giallo e blu. Il Borgo San Giorgio sventola i colori giallo e rosso e ha per emblema l’idra, il mostro a sette teste nascente in un rogo, impresa personale del duca Borso, che rappresenta i sette vizi capitali sanati del fuoco purificatore che li trasforma nelle sette virtù teologali. La lince è l’impresa della contrada San Giovanni e ricorda la capacità di giudicare senza venire influenzati, fu impresa di Nicolò III, astuto, inflessibile e libertino Signore della città dal 1393 al 1441. I colori rosso e blu ornano i costumi dei suoi figuranti e delle sue bandiere. Il territorio del Borgo San Luca costituisce la prima estensione del nucleo cittadino sorto attorno all’omonima chiesa. Sullo sfondo dei colori rosso e verde si fregia dell’impresa dello steccato o paraduro, adottata prima da Leonello e poi dal fratello Borso per ricordare le grandi imprese di bonifica attuate dagli Estensi. La contrada di Santa Maria in Vado si riconosce nei colori giallo e viola e innalza a propria insegna l’unicorno, il mitico animale che purifica le acque putride, simbolo dei lavori di risanamento promossi dagli Estensi. Il Rione San Paolo veste i colori bianco e nero che sono quelli propri dello stemma cittadino e si fregia del simbolo dell’aquila estense sulla ruota. Infine il Rione Santo Spirito si identifica nei colori giallo e verde e nell’impresa della granata svampante, emblema legittimo di Alfonso I, il duca artigliere che curava personalmente la costruzione delle sue bombarde in una delle torri del castello.
Il Palio di Ferrara non è limitato solamente alle corse, infatti tutto il mese di Maggio è scandito della manifestazioni legate alla rievocazione storica di un illustre passato, iniziando con la suggestiva Benedizione dei Ceri e dei Palii a cui partecipa una rappresentanza della Corte e delle contrade, a sottolineare l’importanza dell’aspetto religioso nella vita degli Estensi e della popolazione ferrarese. L’appuntamento successivo è riservato agli Antichi Giochi delle Bandiere, in cui i musici e gli sbandieratori delle otto contrade si contendono il primato nelle rispettive specialità. Gli sforzi di un allenamento lungo un anno intero regalano all’orgoglio cittadino e contradaiolo campioni riconosciuti a livello nazionale.
La manifestazione sicuramente più rinomata è il Corteo Storico che fa rivivere nella splendida cornice di Corso Ercole d’Este il sontuoso corteo di Borso; è in questa occasione che la spettacolarità e la fantasia, supportate da una meticolosa e paziente ricerca storica, danno il meglio di sé. Più di 1200 figuranti tra dame, cavalieri, armati, maghi, saltimbanchi, popolani, sbandieratori e musici offrono uno spettacolo emozionante, che culmina in Piazza Castello con rappresentazioni allegoriche e teatrali e con la presentazione al Duca Borso dei campioni che correranno le gare del Palio.   Metabolizzate le sconfitte o le gioie della vittoria, il popolo del Palio si rimbocca nuovamente le maniche per dare vita a giostre, tornei, e presenze in altre città. Grazie all’impegno e al lavoro volontario dei contradaioli, il Palio può essere considerato uno dei vanti della città di Ferrara e un valido strumento sociale di associazione, trasmissione di valori, spirito di gruppo, amicizia e conoscenza della storia e delle tradizioni della nostra città: un ambasciatore di Ferrara.

Breve storia di Ferrara

Ferrara: città d’arte e di cultura. Nel 1995 il suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, come esempio di città che ha saputo conservare nel tempo le sue bellezze storico-artistiche. Le sue origini rimangono avvolte nel mistero… Una leggenda vuole che Ferrara fosse una fanciulla troiana sfuggita alla rovina della patria, che ha fondato una nuova città, la mitologia ne collega le origini al punto in cui Fetonte cadde colpito da una folgore di Giove dopo la rovinosa corsa alla guida del carro di Apollo.

Il primo documento attendibile in cui si nomina Ferrara è il diploma emanato dal re longobardo Astolfo nel 753 d.C. che ne attesta il dominio sulla città.
Al termine del periodo longobardo Ferrara viene ceduta alla chiesa di Roma per poi diventare feudo dei Canossa fino agli inizi del 1100, quando si manifestarono i primi segnali di autonomia che portarono alla nascita del libero comune. Questo periodo fu segnato da continue e sanguinose lotte tra i Salinguerra e gli Adelardi, le due famiglie che si contendevano il governo cittadino.
Furono proprio gli Adelardi a far giungere dall’omonima località la famiglia Este che, nel 1242, dopo lunghi scontri e grazie a un ingente patrimonio fondiario, assunse il potere assoluto su Ferrara.

Ebbe inizio per la città e per la sua popolazione un periodo d’oro che durò oltre tre secoli; sotto il governo degli Este, Ferrara divenne infatti uno dei centri culturali più raffinati del Rinascimento italiano. Il merito di questa rinascita va al marchese Leonello che si circondò di artisti, letterati e musicisti creando a corte un raffinato circolo di intellettuali.

Il fratello Borso viene ricordato per le opere di bonifica intraprese nel territorio circostante, per la committenza artistica di uno dei più bei cicli pittorici profani che ancora oggi si ammira a Palazzo Schifanoia, per le sontuose battute di caccia, i lauti banchetti e per il titolo di Duca del quale fu insignito da Papa Paolo II, solo poco prima della sua morte.  Il duca Ercole I promosse il teatro e la letteratura cavalleresca e commissionò l’imponente e innovativo progetto urbanistico noto come Addizione Erculea”. Alfonso I fece rafforzare le mura difensive della città mentre Ercole II ordinò la ristrutturazione del castello dopo il terremoto del 1570.
Purtroppo la magnificenza della Corte, l’oculata politica matrimoniale e le guerre combattute in difesa dei propri territori non bastarono a far sopravvivere il Ducato. Nel 1598 il glorioso dominio estense a Ferrara giunse al termine quando Alfonso II morì senza lasciare eredi diretti e Papa Clemente VIII riunificò il Ducato ferrarese allo Stato della Chiesa (Devoluzione).

Ebbe inizio il periodo della dominazione pontificia durante il quale Ferrara assistette ad una lenta decadenza che si registrò non solo a livello artistico, ma anche commerciale, agricolo e demografico, con la dolente creazione del ghetto ebraico.
Durante il periodo della dominazione napoleonica vennero soppressi molti ordini religiosi e gran parte del patrimonio artistico collezionato dagli Estensi uscì dalla città per non farne più ritorno. I moti rivoluzionari portarono alla cacciata del governo pontificio e all’annessione di Ferrara allo Stato Unitario nel 1860.
Alla Prima Guerra Mondiale Ferrara partecipò con un grande numero di braccianti, con la promessa dell’acquisizione di nuovi terreni coltivabili, al termine del conflitto. Le ingenti perdite impedirono però di mantenere la promessa e questo “tradimento” ebbe come conseguenza un’ampia adesione al Fascismo. Durante il secondo conflitto mondiale la città subì ferite gravissime sotto i bombardamenti aerei, le forze della resistenza pagarono un alto contributo di sangue, gli ebrei ferraresi furono deportati nei campi di concentramento e ben pochi fecero ritorno.

Oggi, dopo il duro cammino della ricostruzione e della ripresa economica, Ferrara può vantare un’alta qualità della vita data da una realtà vivace ricca di splendide mostre d’arte, di una raffinata stagione concertistica, varie manifestazioni sportive e culturali tra cui il Palio di Ferrara, che la documentazione storica identifica come il più antico d’Italia, la prima kermesse internazionale dei musicisti di strada (Buskers Festival) e il Balloons Festival.